/ Parco dei Tre laghi
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Il parco di Gravellona è la più importante e grande creazione artistica del paese.

Si tratta della costruzione di un paesaggio naturale in un territorio livellato e spelacchiato da secoli: la Lomellina.

ANTICHITA’:  Al tempo dei Celti (che i Romani chiamavano Galli) il villaggio di Gravellona Lomellina sorgeva (più o meno dove c’è ora la chiesa) su un terrazzo fluviale sulla riva destra del torrente Terdoppio, che gironzolava con meandri paludosi in un avvallamento pianeggiante. In quell’epoca una sola immensa foresta ricopriva tutta la pianura padana, interrotta soltanto da piccole radure per i villaggi come Gravellona.

PERIODO RINASCIMENTALE:  Il duca di Milano fece deviare su Vigevano le acque del Terdoppio. Il Terdoppio scendeva dalle colline di Mezzomerico e fu deviato a sud di Novara verso Vigevano, dove gli Sforza avevano grandi proprietà e grandi interessi.

Il Terdoppio non c’è più a Terdobbiate e a Gravellona. Ricompare a sud di Gravellona fino alla foce nel Po. 

L’area, dove un tempo gironzolava il Terdoppio, fu nei secoli bonificata e resa campi da coltivare. Col passare degli anni, scomparve l’immensa foresta che la ricopriva.

 

‘800 e ‘900:   Questa zona  (che è quella del nostro parco) venne livellata a marcita e poi a risaia.

 

1993  L’amministrazione comunale progettò di fare il parco dei tre laghi.

Occorsero 10 anni di lotte burocratiche per avere i permessi per scavare i laghi!

Il Comune intanto comprava, uno dopo l’altro, i terreni e piantava alberi (circa 7000) con l’aiuto di volontari.

2000: Lavori di drenaggio per bonificare i terreni paludosi e permettere percorsi carrabili.

2002-2003: scavo della palude e nascita delle prime due colline. Due ponti sul fontanile cavo Madonna.

2004-2005: Scavo dei tre laghi. L’acqua che li riempie è sorgiva.  Profondità 4,5 m. E’ l’acqua delle nevi delle nostre montagne che scorre sotto la nostra pianura fra ghiaie e sabbie e riemerge in Lomellina.

Si costruisce una collina a forma di teatro greco.

2005 Un privato dona il passaggio pedonale di fianco al mulino. Si posiziona una casetta di legno che diventerà sede prima degli amici del parco e poi del canoa club.

2006 Nasce il bar/ristorante e la zona pic nic. Piccola officina per gli “amici del parco” Nidificano i primi animali selvatici. Piccolo zoo agricolo degli amici del parco.

2007 Zona giochi per bambini. 

2008 Portico dei pensionati e Totem di palude con gli animali totemici della nostra terra: l’airone, la rana, la zanzara, il pesce.

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2009 Ponticello ciclo-pedonale sull’Acqua Grande.

2010-2011 Dolmen, cromlech e scalinate ciclopiche. Il parco cresce di altri 37.000 m2 per un totale di circa 232.000 m2.

2012 Zattera coperta per spettacoli musicali. Inizia un vero e proprio turismo di famiglie al parco. La formula del bar/ristorante non ha dato buoni risultati e viene sostituita con l’affitto della baita e tavoli con crescente successo.

2013 Prima festa de “Il fiore e il lago” e nuova scalinata in granito.

2014 Operazione “riso del parco” e piccolo ristoro affidato a volontari per conto della Fondazione Asilo Agostino Figari.

2016 Nuovo portico in legno di fianco alla baita & spazio per camper

2017 Completamento pista ciclabile Vigevano Gravellona Parco dei tre laghi.

2018 Nuovo progetto di Monforte della palude sul lago delle streghe. Nuova carta geografica delle country roads attorno a Gravellona.

2019 Il Gravellona Express diventa spazio pub.

2020 Nuova passerella di sei metri per la zattera. Acquisto di due casette in legno, una adibita ad Ufficio e l'altra adibita a Ristoro.

Visitiamo il parco

 

Entriamo dalla piazza.

Siamo su quello che resta di un residuo di terrazza fluviale, che si affacciava al torrente Terdoppio.

Se fate caso, corrisponde alla parte alta del corso della roggia Barbavara (che è stata scavata nel medioevo), a monte del salto del mulino.

A destra una casa dipinta.

Il primo lago, è chiamato Volpera da un antico nome di quel posto La profondità dell’acqua è di circa 4,5 metri. L’acqua sorge dal sottosuolo.

Il sottosuolo di questa parte della nostra pianura Padana è fatto di strati sovrapposti di sabbia e ghiaia alternati a stati minori di argilla. Tra i pori di sabbia e ghiaia scorre l’acqua che è penetrata ai piedi delle nostre Alpi. L’acqua sotterranea scorre nella direzione prevalente dei nostri fiumi (es: Ticino, Sesia…) cioè da Nord a Sud e da Ovest a Est ed emerge in particolari avvallamenti scavati dall’uomo nei secoli chiamati teste di fontanili. L’acqua emersa, attraverso canalizzazioni, viene portata in superficie irriga i campi..

I primi a canalizzare e ad usare sapientemente le acque di pianura furono i monaci nel basso medioevo. Ora i nostri tre laghi funzionano come grandi teste di fontanili. L’acqua  dei due primi laghi esce con un piccolo emissario in zona pic-nic e si mescola con le acque dei laghetti del giardino dei conti Barbavara.  Il terzo lago cola nel “Fontanile delle streghe”.

Alla vostra destra, vedete le piante bisecolari del giardino dei conti Barbavara, raro esempio di giardino all’inglese in Lombardia, esso stesso frutto di rimodellamento del terreno alla fine del 1700 - inizio 1800, con formazione di laghetti e colline.

Questo giardino secolare non solo fa da sfondo al parco dei tre laghi, ma ha costituito un serbatoio di biodiversità vegetale e animale negli ultimi 60 anni, nei quali la monocoltura agricola ha fatto quasi scomparire le varietà vegetali e animali.

Questo ha permesso di ricolonizzare rapidamente il parco dei tre laghi con libellule, lucciole, farfalle e tante altre specie altrimenti quasi scomparse. Nidificano gli svassi, le gallinelle, le anatre selvatiche (germano e moretta), lepri, volpi, tassi e, purtroppo, nutrie (castorini).

Fra gli altri animali presenti ma per ora non nidificanti: picchio, ghiandaia, nitticora, oche, airone cinerino, folaga, gabbiano comune, cormorano,  martin pescatore, ecc..

Il fosso lungo il giardino privato è una soluzione divisoria, paesaggisticamente gradevole, creata al posto di un antiestetico e scavalcabile muro chiamata idrorecinzione.

Passiamo sul fontanile “cavo Madonna”. Troviamo davanti a noi un prato, un tempo chiamato “giasciarin” (ghiacciaia) perché particolarmente freddo d’inverno. Veniva allagato la sera con un velo d’acqua che ghiacciava di notte e serviva a riempire le ghiacciaie. Di queste ghiacciaie storiche, a Gravellona, ne sono rimaste quattro, sconosciute ai più.

Gli alberi che lo circondano sono stati piantati artificialmente da volontari, come d’altronde tutte le piante del parco, ad eccezione di qualche pioppo e pochi esemplari di quercia preesistenti.

La collina più grande che si erge davanti a voi è frutto dell’accumulo di quel terreno argilloso scavato per fare i laghi.

Non più del 50% del materiale scavato era adatto all’edilizia. Col materiale invenduto sono stati fatti colline e argini ecc.

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La vendita di ghiaia e sabbia invece ha permesso economicamente ad un paese piccolo come il nostro di creare un parco così grande.

I terreni non erano di proprietà comunale, ma sono stati comperati a prezzo agricolo dal Comune con l’aiuto di due piccole donazioni private.

Il parco dei tre laghi è stato l’investimento principale del Comune che ha investito nel verde la gran parte dei proventi economici derivanti dall’edilizia. 

Gli alberi sono stati piantati da volontari, con contributi regionali per l’agricoltura.

Saremo sempre grati ai compianti Prof. Sergio Frugis (Cattedra di Conservazione della Natura di Pavia), e Geom.  Alfonso Travaglino che, l’uno con le sue competenze ecologiche, l’altro con la sua enorme conoscenza del territorio, dei suoli e dei sottosuoli ci hanno incoraggiati ed assistiti.

Le scalinate in granito sono frutto di materiali di recupero; il cromlech e il dolmen sono pietre che vengono da Gravellona Toce e dintorni.

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Il Dolmen

Nel 1998 una grande frana di massi di granito levigati da ghiacciai preistorici scese minacciosa su Gravellona Toce.  

Gravellona Lomellina ottenne alcuni grandi massi per farne un dolmen.

Dolmen è una parola bretone composta  da taol (tavola) e men (pietra), che sta ad indicare una tomba preistorica fatta di poche pietre infisse al suolo che sostengono un’altra grande pietra orizzontale.

 

L’apertura della camera dei dolmen era generalmente orientata al tramonto nel giorno del solstizio d’estate (circa il 24 giugno), giornata di particolare importanza per gli antenati, diventata festa di san Giovanni con il cattolicesimo.

Presenti in tutta l’Europa, dalla Scozia alla Sicilia, la loro datazione risale all’età del bronzo (dal 3000 al 1000 avanti Cristo).

A Gravellona il dolmen era stato installato per la festa dell’arte 1998 sul dosso del Valdarengo (allora il parco dei tre laghi non era ancora pronto) e spostato al parco dei tre laghi nella primavera 2010.

Cromlech

Parola gallese composta da crom (cerchio) e lech (pietre), nome che designa cerchi di pietre infisse nel suolo in corrispondenza delle varie posizioni del sole nell’arco dell’anno.

Avevano quindi funzione di calendario.

Presenti in varie parti d’Europa (anche in Lombardia e Piemonte) risalgono all’età del bronzo (3000-1000 a.C.)

Il cerchio di pietre di Gravellona Lomellina presenta grosse pietre a coppie. Le fenditure sono orientate in modo che il primo e l’ultimo raggio di sole dell’alba e del tramonto nei solstizi d’inverno e d’estate passi dalla fenditura e baci la pietra in centro. Ad essi si aggiungono altre pietre in direzione nord-sud ed altre con funzione di porte. E’ stato posto sulla collina grande del parco dei tre laghi nella primavera 2010 su suggerimento e calcoli dell’Arch. Alberto Arecchi.

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Il secondo laghetto...

che vedete è chiamato lago dei pescatori ed è il più piccolo.

Una delle sue sponde è abnormemente alta. La sponda alta fa parte di un argine contro le eventuali esondazioni dell’ Acqua grande, corso d’acqua a carattere anche torrentizio, che raccoglie le acque della valle dove un tempo scorreva il torrente Terdoppio.

Tutti e tre i laghi sono pieni di pesci di molte specie, fra i le quali le gambusie, piccoli pesci che si nutrono di larve e uova di zanzara, diminuendo in maniera importante la quantità di zanzare attorno alle rive.

Si può pescare con un abbonamento annuale.

Davanti a noi c’è un recinto per fare scorrazzare i cani senza guinzaglio.

Se alzate la testa vedrete un palo con sopra un traliccio che è stato innalzato nella speranza di vederlo nidificare da cicogne. E’ stato invece nidificato da tortore.

Ritorniamo al punto di partenza passando vicino alla casetta di legno, ora sede del canoa club di Vigevano che fa lezioni di canoa per principianti.

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Arriviamo alla baita del lago. Nata come sede di ristorante, dopo tre sfortunate gestioni, ora è a disposizione dei cittadini che la vogliono prenotare per feste private, matrimoni ecc.

Di sotto ci sono due locali importantissimi. Uno è sede di un ristoro durante la bella stagione, ristoro che finanzia una fondazione benefica di Gravellona Lomellina, la Fondazione Figari; l’altro è la sede degli “AMICI DEL PARCO”, gruppo di volontariato che cura e migliora di anno in anno il parco stesso, facendo molti lavori.

Da loro si hanno le informazioni e da loro si prenotano i tavoli da pic-nic e della baita.

Per informazioni e prenotazioni. Dal 2021, si potrà accedere anche da: www.parcodeitrelaghi.it

Sopra c’è una ampia sala arredata con vecchi attrezzi da pesca che si apre su una terrazza con bella vista sul lago e parco.

Davanti ci sono un paio di zattere che all’occasione delle feste possono diventare palcoscenici per musica in mezzo all’acqua.

Questa è la parte del parco dove si svolgono anche vari eventi. Il resto del parco è per gli amanti del silenzio e del rapporto con la natura.

La collina a forma di teatro greco è in attesa di gradini vista lago. (teatro greco e anfiteatro romano).

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La piccola fattoria

 

con gli animali domestici ed il piccolo parco giochi completano le funzioni del parco, vero paradiso per bambini, per gli amanti della natura e della bellezza.

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Totem con animali di palude

 

Zanzara, airone, pesce, rana

Idea Gravellonese, disegno di Libero Greco, 14° festa dell’arte anno 2008.

Materiali: cemento più pannelli legno lamellare, sostituiti poi con doppio strato di alluminio (dbond).

Resta ora da visitare

il terzo lago: "Il Lago delle streghe”.

 

Il lago delle streghe è detto così perché al confine del parco verso est scorre un corso d’acqua chiamato “roggia delle streghe”.

Il terzo lago è quello che sembra più naturale.

Una delle sue rive non è aperta al pubblico ed è caratterizzata da un fitto bosco.

Il lato sud del lago circonda la collina ed è stato volutamente tenuto poco profondo. Si chiama “palude delle streghe”. Le sue acque basse consentono differenti habitat naturali.  Qui è vietata la pesca. Sulla penisola del lago delle streghe si sta costruendo il villaggio medievale di Monforte della Palude.

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Una parola ancora merita l’ingresso al parcheggio. I due pilastri sono sormontati da due statue, un tempo posate altrove e chiamate dai Gravellonesi Giulietta e Romeo,  donate al parco dalla famiglia Mutti.

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